giovedì 7 agosto 2014

Il Mare è Vita. Un percorso fra mito e simbologia.

Il Mare è Vita. Un percorso fra mito e simbologia.

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”.

Genesi, 1, 1-2


Fin dalle prime pagine dei manuali di Storia della Filosofia, ci troviamo alle prese con l’acqua
La stessa acqua del liquido amniotico, che ci ha nutrito; dei riti di iniziazione (sacramento del Battesimo incluso), che ci ha fatto rinascere nello spirito, purificati; del mare sconfinato, in cui ci siamo sentiti liberi; della celebre teoria di Darwin sull’origine della vita, apprese fin dall’adolescenza; delle cascate maestose, davanti alle quali abbiamo avvertito il sublime della natura e la piccolezza della nostra contingenza.
I filosofi greci individuarono, infatti, proprio nell'acqua, uno degli arché o radici del cosmo, ossia un principio primordiale da cui tutto trae vita e a cui tutto ritorna. Aristotele la pose fra la terra e l’aria, agli antipodi del fuoco.

E quando sei su certe onde, montagne di acqua, vere montagne, non ti importa di nulla. […] E c'è un'armonia perfetta, in quei secondi che sei lì in equilibrio fra il mare e il cielo, quasi fermo mentre scivoli velocissimo tra l'acqua e l'aria, e il fragore”.
Gianrico Carofiglio, Il silenzio dell’onda.

Di circa il 70% di acqua siamo composti anche noi, esseri umani. 
L’acqua, dunque, è vita.
Ma non è solo una deduzione che si deve alla scienza, è un sapere ancestrale, che affonda le sue radici nel mito, quando la speculazione filosofica e fisico-matematica cede il posto al mistero irrisolvibile, a tutto ciò che accadde in un “prima” pangeico di cui non si ha memoria certa, ma intima percezione.
Fra i molteplici miti cosmogonici, uno dei più rinomati è quello, di matrice omerica, che collega l'Oceano, inteso come divinità, alla nascita dell'universo:

Vado a vedere i confini delle terra feconda,
l'Oceano, principio degli Dei, e la madre Teti".
Omero, Iliade, XIV

Aggiungiamo sale, moti ondosi, creature quasi immobili, guizzanti o volteggianti, vegetazione incantevole…e l’acqua diventa mare
Negli abissi della mia fantasia, ad onor del vero, c’è anche uno scrigno segreto, che racchiude un’antica pergamena, una mappa nella quale si indica la posizione di Atlantide. Bisogna trovare la chiave per dischiuderlo.

Il mare si racconta, ma soprattutto, narra di noi, dei nostri segreti, di quanto non sveliamo neppure a noi stessi.
E’ ricco di insidie: le Sirene, appostate fra Scilla e Cariddi, seducono con un canto melodioso, ma per condurre al temuto luogo del non ritorno. In questi frangenti, il mare è emblema dell’inconscio, di ascendenza freudiana, ossia simbolo di morte, in quanto rappresenta la voragine primordiale, insidiata da mostri, che inghiotte, impietosa, il sole al tramonto. Una morte che prelude, però ad una rinascita.

Appressati, Puck. Tu certo ben ricordi quando dalla cima d'un alto scoglio udii una sirena assisa sul dorso di un delfino la quale effondeva nell'aria tanto soavi ed armoniosi accenti che il rude mare s'ingentilì al suo canto, e alcune stelle, impazzite fuori balzaron dalle sfere per ascoltare la melodia dell'equorea fanciulla marina”.
Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate.

Perché, in verità, il mare è ventre materno, che ci protegge e ci tiene lontani da terre sconosciute, ma che ci partorisce una seconda volta, recidendo atavici cordoni ombelicali, per immetterci, oltre il mito dell’infanzia, nella Vita, ossia in un oceano incognito e burrascoso che va solcato, in un viaggio, tutto personale, fra acque e continenti. A volte si precipita negli abissi, ma poi si riemerge, vittoriosi, alla superficie, con i polmoni affamati d’aria e l’anima sazia di avventura.

Il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo sanno ascoltare”.
Giovanni Verga, I Malavoglia.

Emma Fenu
edito in Nordic Lifestyle Magazine

Foto by Carme Mura

mercoledì 6 agosto 2014

La Notte di San Lorenzo. Desideri e Ricordi.


La notte di San Lorenzo.
Desideri e ricordi.


San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
[…]
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
”.
Giovanni Pascoli, X Agosto.


ABAB. Rime alternate.
Sei quartine di decasillabi e novenari.
Assonanza, anafora, metonimia, iperbato, cesura, rima interna, enjambement.
Il cielo sconfinato che piange lacrime ardenti per l’omicidio di un padre, che spira, mormorando “perdono”, nell’atto struggente di porgere verso l’infinito due bambole, prese in dono per le sue bimbe.
L’arcano reiterarsi del male nella Storia.
Primo banco, a sinistra, ultimo anno di Liceo Classico.
Un lontano Luglio, umido e afoso.
Gli evidenziatori che tracciavano linee sul libro di Letteratura Italiana, durante le notti trascorse in attesa degli orali per l’esame di maturità.
Ecco quali ricordi mi sovvengono, nell’immediato, al termine del mio pronunciare o dell’udire, da altrui voce: “San Lorenzo”.




Ma, dopo qualche minuto, le reminiscenze diventano più dolci.
Il cielo non stilla più gocce di dolore, ma illumina il percorso, cosparso di sogni, di un gruppo di adolescenti, seduti in spiaggia, su teli da mare colorati, durante la notte del 10 Agosto. Tutti con i jeans corti e sfilacciati, vittime delle nostre forbici impietose, con le gambe nude, cosparse di “autan”, e con lo sguardo rivolto all’insù, nella bramosia di affidare ad una stella cadente il segreto di un avvenire tutto da compiere.
E poi il mento torna giù, il mero spazio di un istante, per scrutare il ragazzo dai riccioli mori.
Ma Lui si gira, le traiettorie degli sguardi s’incontrano e l’imbarazzo torce nuovamente il collo verso il manto, intessuto di stelle, della dea Iside, colei che, secondo la sacra verità, affidata al mito, può vincere la Fortuna e il Destino, regalando l’esaudirsi di un desiderio a chi le si affida.

Tu […] fatorum etiam inextricabiliter contorta retractas licia, et Fortunae tempestates mitigas, et stellarum noxios meatus cohibes”.
Tu […] sciolga i contorti e intricati fili del destino, mitighi le tempeste della Fortuna e corregga il corso funesto degli astri”.
Ovidio, Le Metamorfosi.



Emma Fenu

martedì 5 agosto 2014

Circumnavigazioni: alla scoperta di nuovi lidi.




Gli ultimi mesi per me sono stati un viaggio su doppio binario: andare in avanti, verso il futuro, e, al contempo, indietro, a ritroso verso il passato. Un paradosso che farebbe aggrottare le sopracciglia perfino a Zenone di Elea, il celebre filosofo che condannò Achille a non raggiungere la tartaruga.

Eccomi, alle prese con un futuro, nelle terre del mio caro Nord, scandito da obiettivi a breve scadenza, come lo yogurt, e da progetti da far lievitare con calma, protetti in un luogo caldo, avvolti nell’abbraccio di una copertina da neonato, come la pasta per la pizza. 
Non mancano le sfide, da affrontare a testa alta e cuore impavido, e i sogni, quelle macchine motrici meravigliose, quegli ingranaggi di magiche rotelle che ti spingono avanti, perennemente alla ricerca, e che, mentre sei sulle tracce di qualcosa, ti fanno inciampare in qualcos’altro, che è ancora meglio di quanto tu stesso avessi pensato per te.

E il passato
E’ un turbinio di immagini ed atmosfere vintage, nella struggente nostalgia di epoche mai vissute, a meno di non scomodare la teoria platonica della metempsicosi (o trasmigrazione delle anime), che renderebbe tutto molto più chiaro. 
Ma, soprattutto, è memoria dell’infanzia, della dolcezza dei volti amati, della terra natia, fatta di nuraghi, di case di janas, di scogliere maestose, di spiagge immacolate e…di mare.
All’estero, in qualunque nazione lontana abbia vissuto negli ultimi anni, mi sono sentita “a casa”, perché, di questa adorabile parola, ho capito il significato più profondo dell’accezione. 
Ma, paradossalmente, di nuovo chiedo venia a Zenone, ho avvertito violentemente il mio senso d’identità, il mio essere sarda, isolana, circondata di distese di acqua salata, mossa da vento impetuoso, ruvida come le rocce granitiche, combattiva come Eleonora d’Arborea e propensa a mettere sempre le mani in pasta, nella vita, come le mie ave che le immergevano, nottetempo, nel pane ancora crudo, affinché divenisse pronto per il forno.

Si tratta, in realtà, di un viaggio con itinerario circolare, come quelli prima teorizzati e poi compiuti, con la bramosia di conoscere, in tempi tanto lontani, quando, inconsapevoli della sfericità terreste, si credeva di precipitare nel nulla, se si varcavano i confini del Mare Nostrum
Invece, procedendo in avanti, con il vento in poppa, si torna, ciclicamente a casa, e, se si vogliono trovare le Indie, e lo si fa senza risparmiarsi in coraggio e determinazione, si scopre l’America, la nostra “America”.

Buona navigazione.

Emma Fenu
tratto da 


venerdì 1 agosto 2014

Emma's Words and Wool Creations.


Da tempo accarezzavo l'idea.
Tutto è soggetto ad evoluzione, ed è giunta l'ora in cui, a cingersi di nuovi panni, sia il primo mio blog.



"Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti".
Pablo Neruda

L'ho ribadito più volte, io sono una Donna di mente, cuore e membra. 
Pensieri, letture, riflessioni, analisi, viaggi e simboli che danzano nella mia mente, segnando, con il ritmo dei loro passi, perfino i battiti del mio cuore, mentre i piedi percorrono gli itinerari della vita e le mani danno vita a creazioni dal carattere vintage.
Fili infiniti di legami passionali e di lana variopinta, gomitoli e matasse da dipanare o da avvolgere attorno a un fuso in cui culminano, come nella penna di Jane Austen, ragione e sentimento

"Essendo venuto il momento della vecchia fata, essa disse tentennando il capo più per la bizza che per ragion degli anni, che la Principessa si sarebbe bucata la mano con un fuso e che ne sarebbe morta! Questo orribile regalo fece venire i brividi a tutte le persone della corte, e non ci fu uno solo che non piangesse.
A questo punto, la giovane fata uscì di dietro la portiera e disse forte queste parole:
"Rassicuratevi, o Re e Regina; la vostra figlia non morirà: è vero che io non ho abbastanza potere per disfare tutto l'incantesimo che ha fatto la mia sorella maggiore: la Principessa si bucherà la mano con un fuso, ma invece di morire, s'addormenterà soltanto in un profondo sonno, che durerà cento anni, in capo ai quali il figlio di un Re la verrà a svegliare
".
Charles Perrault, La Bella Addormentata

Tuttavia ho cura di lasciare scoperta la punta del fuso, affinché, contrariamente alla celebre principessa assopita nel bosco, vittima di una crudele maledizione, la goccia di sangue che stilla sul dito, a seguito del contatto, ci desti, alle prime rosee luci dell'alba o nel cuore di una notte senza luna, per cercare la nostra, parziale, fetta di verità, accompagnata da un sorso di tea alla vaniglia. 
Il titolo del blog, dunque, non è più "Emma's Wool Creations", ma "Emma's Words and Creations".
Del resto, per svelarsi ci vuole coraggio, e, per conoscere ciò che si nasconde, come un'ombra dietro la tela di Penelope, è richiesta audacia e gusto della scoperta.

Grazie a tutti per avermi attesa. 

"Se tardi a trovarmi, insisti, se non ci sono in un posto, cerca in un altro, perché io son fermo da qualche parte ad aspettare te".
Walt Whitman

Emma





Attenzione alla comunicazione via web!

Non si tratta di un post come gli altri.
Non disquisirò di letteratura, viaggi, passione per il vintage e creazioni in fili di lana.
Ma di COMUNICAZIONE, nello specifico di quella che si effettua via web, soprattutto via facebook
Del resto questo è un blog, e per veicolare messaggi è nato.


  • Ho notato che io, quando mi soffermo a commentare i post sulle bacheche dei miei contatti facebook, relativi a tematiche molto importanti, sono perennemente in OT. Ossia non mi attengo all'argomento, ma spazio, spesso moltissimo, spostando l'attenzione su un tema affine e collegato, ma non su quello che viene discusso nell'articolo postato. 
  • La comunicazione sul social network, dunque, non solo corre veloce, ma non permette di valutare accuratamente le informazioni condivise, perché, mentre si legge e commenta, di solito si svolgono, in contemporanea, altre attività, sia lavorative che di carattere personale. 
  • Esistono delle tematiche particolarmente "calde", che accendono gli animi di tutti. Queste emergono anche in contesti non prettamente pertinenti. In sè il fatto è giusto e auspicabile, perché il collegamento fra eventi è sinonimo di intelligenza e il voler ribadire concetti che si ritengono fondamentali testimonia la passione per i propri ideali.
  • Ma attenzione: una furbata della comunicazione, che agli esperti non sfugge, è questa: veicolare UNA verità indiscussa ed accompagnarla con messaggi alquanto discutibili.  Di conseguenza, io per prima, sono vittima del seguente processo: leggo un articolo, qualcosa mi colpisce, disserto su quel particolare e mi ricollego ad altri fatti che mi sono cari, e dimentico il resto che vi è scritto. Apparentemente dimentico, in realtà ho sublimamente percepito benissimo e non solo, condivido, a mia volta, in bacheca.
  • In questi giorni ho postato due interventi: il primo inerente alla difesa della famiglia tradizionale, il secondo sulla pubblicazione delle foto di minori su facebook. Tematiche di estremo interesse sociale.
  • Ho appositamente fatto riferimento ad articoli che, apparentemente, trattassero una questione e che, invece, ne affrontassero un'altra. 
  • Il primo proponeva una difesa della minacciata famiglia tradizionale, si è finito con il discutere sull'adozione da parte dei gay, argomento che io non ho minimamente citato. Cosa è accaduto? Che per esprimersi in merito, giustamente, sul delicatissimo tema della crescita di un minore, ci si è dimenticati che per famiglia NON TRADIZIONALE si intendono anche le famiglie di fatto, quelle monogenitoriali e quelle allargate. Quindi, per spostare l'attenzione sulla questione del divorzio breve, per esempio, che è a vantaggio della salvaguardia delle famiglie allargate, basta nominare i gay. Ed è recente anche il reintegro, in Italia, della legalità della fecondazione assistita eterologa, e anche in merito ad essa si è scritto in termini di "minaccia".
  • Il secondo post riportava un articolo che invitava a non condividere le foto dei propri figli, perchè un "domani" essi potrebbero rinfacciare ai genitori di aver compiuto scelte che non rispecchiano la loro natura di esseri adulti. L'articolo ha riscosso successo fra i genitori, giustamente sensibili al pericolo della pedofilia, di cui, però, non si accenna nell'articolo. Ma se lo stesso argomento fosse stato veicolato cosi: "Non battezzate i vostri figli, perchè imponete loro una scelta religiosa che potrebbero non condividere", non credo che la reazione sarebbe stata identica.
  • Traggo le mie conclusioni. Non sono mai troppe le parole spese per amore dei valori e per la tutela dei minori, in qualunque contesto. Quindi, ben venga denunciare la pedofilia anche se non è il tema del articolo, al fine di mettere in guardia gli altri, meno informati. Ma attenzione: noi veicoliamo messaggi ed articoli di cui, per poco tempo o per poca attenzione, non siamo perfettamente consapevoli. Ossia, si pensa di affermare il non-diritto dei gay ad adottare e ci si schiera, inconsapevolmente, contro la vicina di casa che cresce un figlio da sola. Si vuole mettere all'erta contro i pedofili e, in realtà, si sposa un'angosciante tesi secondo la quale i genitori, nel compiere scelte in vece dei propri bimbi, come è impossibile che non sia, devono sentirsi giudicati dai propri figli divenuti adulti. 
  • Sono solo due esempi. Ma a me sono stati di monito per impegnarmi ad accertarmi che quanto posto sia davvero corrispondente alle mie idee e non sia un'esca per altre idee, che non mi appartengono.
  • Detto questo, essere fuori e fuori tema è la mia natura, lo farò ancora. Ma cercherò di non essere una pedina di altrui giochi. E ho, volutamente, non testato con altri articoli, per esempio sulla situazione nella striscia di Gaza, dove ho riscontrato i medesimi meccanismi. 
  • Per questo post ringrazio un contatto facebook che mi scrisse, tempo fa, in seguito ad un mio intervento: "Ma hai letto l'articolo?". Io risposi: "Certo, colgo l'occasione per esprimere anche questo altro concetto". Giusto, ma intanto l'articolo gira indisturbato mentre tutti ci leggiamo quanto vogliamo leggerci. 

martedì 29 luglio 2014

Sulla vetta della Montagna.


Quando sei sulla vetta della montagna, respira l’aria intrisa di libertà e ammira il panorama agognato. 

Abbi, però, memoria e nostalgia della scalata, della stanchezza delle membra, dei rivoli di sangue sulla pelle nuda. 

Sii consapevole di aver dimostrato a te stesso di avere una forza che neppure immaginavi e di aver compiuto un’ardua impresa da solo. 

Non dimenticare, però, le mani che ti hanno impedito di scivolare e quelle che, invece, ti hanno trattenuto o addirittura spinto a ritroso. Le prime dovrai tenerle strette, per sempre, le seconde lasciale andare, si aggrappano ai massi di altre montagne, spazi che non vorrai mai ti appartengano.

Quando sei sulla vetta della montagna, preparati a scendere, tenendoti in equilibrio o ruzzolando nel precipizio, perché nuove scalate ti attendono, sempre più ripide. Guardati intorno con somma attenzione, anche quando la nebbia, inclemente, ti avvolgerà: vecchie e nuove mani si tenderanno verso di te.

Non confidare in scorciatoie o nell’altrui traino, dovrai fare il percorso, ancora una volta, mettendo alla prova te stesso. Sii felice del viaggio e, anche quando calerà l’oscurità della notte, sappi ammirare le stelle.

Quando sei sulla vetta della montagna, vuol dire che hai imparato che ci sarà una prossima vetta.

Emma Fenu


martedì 22 luglio 2014

La vita è un viaggio. Simbologie ed introspezioni.


"Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi.
[…]
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sé stesso”.
Pablo Neruda

I viaggi. Li amo perdutamente.
Adoro inciampare goffamente su cumuli di vestiti, scarpe, libri e prodotti per l’igiene personale, nella frenesia di preparare una valigia. 
Eccomi: sono l’apprendista stregone di disneyana memoria che, come un direttore d’orchestra, governo con maestria la danza di oggetti e idee che fluttuano, a ritmo sempre crescente, dirigendosi, da soli, verso i giusti scomparti.
La mia disposizione d’animo muta sensibilmente, come è vi sarà facile comprendere, se la partenza imminente mi deve condurre ad una agognata e spensierata vacanza o ad un trasferimento, destinato, quest’ultimo, a protrarsi per qualche anno o per un lasso temporale che non ho cognizione precisa di quanto sarà lungo.
In quest’ultimo frangente il mio cuore accelera e salta i battiti, in preda all’entusiasmo, alla nostalgia, all’ardore veemente della sfida e al brivido, aguzzo come un coltello, della paura di intraprendere percorsi non ancora battuti e di planare su cieli non ancora solcati.

Il coraggio è il complemento della paura. Un uomo che è senza paura non può essere coraggioso. (Ed è anche uno sciocco)”.
Robert Anson Heinlein


Eppure non è di tale tipologia di viaggi di cui vi voglio narrare. 
Ma di altri, di quelli straordinari che si svolgono nell’arco di pochi millimetri spaziali e di infinite distanze temporali
Mi riferisco ai sentieri che si intraprendono, tramite righe vergate d’inchiostro, sulla carta; ai voli che si fanno in completo silenzio, ammirando l’orizzonte nell’istante in cui mare e cielo generano un’osmosi sublime; alle partenze a ritroso nella memoria, scorribande affannose nel cuore della notte, quando, con un amico, ci si perde nei ricordi, entrambi privi di bussole e mappe; ai percorsi interiori che, precipitando come Alice nel pozzo, ci conducono sempre più in giù, alla ricerca e alla scoperta di ciò che in valigia abbiamo da sempre, talvolta dimenticato e nascosto.


Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.
Marcel Proust


Il viaggio è una filosofia di vita, un approccio al mondo, un canale privilegiato per conoscere sé stessi ed entrare in empatia con gli altri. Non è mero movimento di membra e rombo di motori, si tratta di eccelsa metamorfosi, spietata rivoluzione e vigorosa rinascita.
“Partire è un po’ morire”: è il titolo di una poesia composta da Edmond Haracourt, ma l’espressione è entrata a far parte del comune parlare, come i proverbi ripetuti, con solennità, dai nonni, le celeberrime citazioni tratte dai film in bianco e nero, le note di Michelle dei Beatles. 
Ed è vero, viaggiare è seppellire la monotonia, ampliare i confini della propria mente e della propria coscienza, perforare il bozzolo di crisalide per spiegare le ali da farfalla. 
Coraggio, preparate la valigia, scegliete di portare con voi chi e ciò che vi sarà utile... il resto è solo una zavorra.

Bisogna chiudere i cicli. Non per orgoglio, per incapacità o superbia. Semplicemente perché quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei”.
Paulo Coelho

Emma Fenu
pubblicato presso Nordic Lifestyle Magazine