Visualizzazione post con etichetta diari di viaggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diari di viaggio. Mostra tutti i post

venerdì 13 marzo 2015

Il fascino di un'eterna Primavera.




"Primavera dintorno

brilla nell'aria, e per li campi esulta,

sì ch'a mirarla intenerisce il core".

Giacomo Leopardi

Ci trovammo una di fronte all'altra. Fu il nostro primo di tanti incontri.
Io avevo dodici anni e la primavera della vita mi scorreva impetuosa nelle vene, regalandomi tre centimetri di altezza in più, nel corso di un'estate.
Lei vive nel suo tempo baciato dall'eternità e in uno spazio che pare circoscritto fra assi di legno intarsiato, ma è, invece, infinito, con l'orizzonte che abbraccia ogni astante. 
Potevo percepire l'aroma intenso delle arance e dei fiori umidi di rugiada. Una ragazzina che ha appena concluso la seconda media ignora i cardini della filosofia neoplatonica e non può elencare che poche note storiche sulla famiglia De Medici. 
Eppure, il messaggio che invita ad una perenne rinascita mi investì, come tutti gli altri accanto a me, disposti davanti al celeberrimo quadro dipinto da Sandro Botticelli, con i piedi sul pavimento degli Uffizi e il cuore rapito, che si librava a mezz'aria. 
Travolti da una danza di figure, tratte dai versi del Mito, non potevamo non cogliere l'invito ad abbracciare un amore puro ed assoluto, che trascende il contingente scorrere del tempo e delle stagioni, e conduce, seguendo una dolce melodia, in una dimensione incantata, dove la primavera non ha mai fine.

"Potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera".

Pablo Neruda

Emma Fenu

lunedì 12 gennaio 2015

Le infinite domande di Jostein Gaarder. Quando la Filosofia è una Favola.


“Il tempo ci rende adulti. E il tempo fa sì che antichi templi crollino e che isole ancora più antiche sprofondino nel mare. […] Ma qualcosa, dentro di me, sa che c'è ancora un Jolly in giro per il mondo. Sarà lui a far sì che il mondo non si addormenti. In qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, potrebbe spuntare un minuscolo giullare coperto di campanelli”.
L’enigma del Solitario 

Se, oggi, voglio assaporare l’atmosfera del nord, mi basta dischiudere le mie finestre che, in queste mattine di inverno, si rigano di arabeschi di gelo, e ammirare i tetti innevati di Copenhagen, sormontanti dall’ombra scura di tronchi neri e maestosi, che si stagliano su un cielo di luce bianca. Dopo pochi minuti, però, il buon senso mi porta a richiudere le ante, per il troppo freddo e per il vento polare che fa volare i miei carteggi come fiocchi di neve in balia di una bufera.
Tuttavia, lo spettacolo non finisce: attraverso i vetri, ormai disappannati, rivolgendo lo sguardo verso il basso, scorgo orme umane e strisce di ruote di bici che, istante dopo istante, creano un reticolato fitto di direzioni di viaggio. Ognuno per la sua strada, con i suoi pensieri, con le sue domande.
Ma se pensate alla Scandinavia soltanto come la terra del gelo, delle coltri immacolate, delle slitte tintinnanti di un popolo di Babbi Natale e dei boccali di birra che si scontrano in brindisi dal suono gutturale…vi sbagliate.
Questo, infatti, è anche il luogo magico delle fiabe, dove gli eredi di Andersen non hanno mai perso l’innocenza del sogno e la caparbietà di cimentarsi con interrogativi ancestrali.

Sono già partita per il Nord, mille volte, prima di mettervi fisicamente piede, due anni orsono. Ho viaggiato in compagnia di Jostein Gaarder, scrittore norvegese, precisamente di Oslo, a cui si devono svariate opere, la più celebre delle quali è “Il mondo di Sofia”.
Mi è stato necessario solo stringere un suo libro fra le mani e tenere l’orecchio teso, nel silenzio del crepuscolo, per captare l’eco delle infinite domande.
Se volete immergervi in questa storia, seguite il mio esempio, ovunque voi siate.
Ascoltate.
Chi siamo?
Da dove veniamo?
Dove andiamo?”.
Alcuni di voi avranno già sprigionato innumerevoli riflessioni, saettanti come zoccoli di renne sul bosco del pensiero; altri avranno deglutito, perplessi, come chi si arrischia ad affrontare a remi il mar Baltico; altri vorranno un sorso di gløgg, per iniziare a ragionare.
Eppure avete già compiuto il grande passo. Avete scoperto il piacere della Filosofia, figlia prediletta dello stupore, che si nutre di domande e non si sazia di risposte.

Una risposta non merita mai un inchino: per quanto intelligente e giusta ci possa sembrare, non dobbiamo mai inchinarci a una risposta. Chi si inchina si piega. [...] Non devi mai piegarti davanti a una risposta. [...] Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre”.
C’è nessuno?

Forse, e lo ignorate ancora, siete i protagonisti di un libro e “qualcuno” scrive le vostre storie o forse “qualcuno” cerca di mettersi in comunicazione con voi, da fuori o da dentro il vostro universo. 
Lo scoprirete. 
Sappiate, finora, che, se formulate bene la domanda: “C’è nessuno?”, potreste scorgere un bambino appeso ad un albero di mele, a testa in giù, con cui dialogare sul senso della vita.

Siamo l'enigma che nessuno decifra. Siamo la favola racchiusa nella propria immagine. Siamo ciò che continua ad andare avanti senza arrivare mai a capire”.
Maya

Emma Fenu

domenica 9 novembre 2014

Un caldo abbraccio di Lana.


"Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista".
Francesco D'Assisi

Eccomi a voi, in altre vesti.
In soffici vesti di lana, per essere precisi.
No, non ho deposto la penna a favore dei ferri, entrambi sono privilegiati strumenti di espressione del mio mondo interiore.
Mentre i miei pensieri e le mie idee corrono e si rincorrono, fra epopee e personaggi fatti di carta e sogno, infatti, le mie mani continuano a muoversi, sia per digitare lettere sulla tastiera del portatile, sia per confezionare un capo in lana
Non c'è soluzione di continuità, in primis perché, grazie alle due X in sequenza dei miei cromosomi, posso svolgere più attività in contemporanea: ossia leggere, scrivere, analizzare, recensire, intervistare, sferruzzare, registrare messaggi vocali su whatsapp, destinati ad un'amica, programmare nel minimo dettaglio il prossimo week end (e i prossimi dieci anni, se sono in vena) con mio marito, sgranocchiare patatine.
In secondo luogo, perchè ogni mia creazione è una storia che prende vita, come un romanzo o un quadro, prima concepita e, infine, generata per raccontarsi, o attraverso parole vergate ed immagini evocate o attraverso sequenze di colori e sensazioni tattili.
Talvolta, invece, mi concentro esclusivamente sullo sferruzzare, come assorta in una forma di meditazione antica. Mi siedo, con le gambe incrociate, a lato di una grande finestra da cui il mio sguardo domina i tetti di Copenhagen, accendo una piccola lampada e qualche candela, in quanto le serate dell’autunno nordico sono piuttosto buie.

Ecco cosa si cela dietro ai capi in lana che realizzo con frenetica passione: non sono solo accessori sfiziosi, di sicuro impatto sul look personale di ciascuna, ma stralci di poesia, fantasie che, come cavalli alati, si lasciano dolcemente imbrigliare da fili di lana pregiata, che intreccio personalmente.
Adoro coniugare tendenze contemporanee con ispirazioni retrò, per originare creazioni estremamente versatili, caldissime, comode, ma, al contempo, irresistibilmente chic. 
Benvenuti, dunque, nel mio mondo incantato, popolato da cappelli, sciarpe, cappucci, poncho, stole, scialli, colletti, scalda collo, guanti, copertine e moda per bambini
“Ogni Favola è possibile”: basta un buon libro da leggere e, magari, uno da scrivere; il caldo abbraccio della lana sulla pelle infreddolita e la visione di un gomitolo apparentemente inerte, che, non appena toccato dai ferri, simili a bacchette magiche, inizia la sua danza, ritmata dal ticchettio delle punte che si sfregano. 
Abracadabra… la magia delle piccole cose è a portata di “lana”.

"La vita è un gomitolo che si consuma. Si spera che al centro ci sia la felicità e così continuiamo a tirarlo, ad arrotolarlo velocemente come velocemente viviamo la vita senza pensare che con quel gomitolo potremmo fermarci a cucire i nostri giorni e ricamarne su di essi momenti stupendi".
Domenico Torrelli


Emma Fenu

Un cappuccio da Favola




e un altro cappuccio per una piccola orsetta!






domenica 12 ottobre 2014

Il fascino del gatto nero. Simbologie e superstizioni.




Se un gatto nero attraversa la strada che state percorrendo, è un indizio.
Vi è un enigma che aspetta di essere svelato e l’impresa che vi attende sfiorerà l’impossibile.
Sappiatelo. Dovrete fare appello al vostro sesto senso e al vostro intuito, e forse non saranno sufficienti.
Perché, se un felino corvino decide di recarsi dal lato opposto di un sentiero, evidentemente si sta recando in un luogo di propria conoscenza.
Si dirige, a passo lesto, verso l’antro di una strega? Vuole aderire ad una setta di maghi? E’ in cerca di un topolino? Ha sentito l’irresistibile richiamo d’amore di una focosa amante?
L’unico modo per saperlo è pedinarlo o porgli direttamente la domanda, nella speranza di una risposta che siate in grado di decifrare.
No, non vi porterà sfortuna, al massimo farete perdere tempo al gatto, qualora, gentilmente, volesse prestarvi ascolto.

La superstizione popolare, che taccia i gatti neri di essere menagrami e strumenti del male, ha origini antichissime e si è tramandata di generazione in generazione.
Andiamo a ritroso. Ancora e ancora.
Giungiamo a tempi arcaici, gravidi di Piramidi, di sfingi, di geroglifici, di templi candidi, di capitelli scolpiti con le foglie d’acanto.
Bruciamo incenso davanti alle effigi di figure femminili connesse alla sacralità attribuita ai gatti, ossia alle dee egizie Bastet, dalle fogge feline, e Iside. Quest'ultima, divenuta, in seguito, Artemide per i Greci e Diana per i romani, venne associata all’oscurità della notte e al nero assoluto e insondabile delle tenebre.
Con l’avvento del Cristianesimo, per scongiurare il proseguo dei culti pagani, i felini furono definiti incarnazione del demonio, in quanto simbolo di ciò che doveva essere condannato. 
I gatti neri, in particolare, assunsero una connotazione maligna, poiché ritenuti alleati delle streghe.
Donne reiette e i loro corvini amici finirono sul rogo, insieme, a migliaia, perché ennesime vittime della paura del “diverso”. Paura non solo di ciò che è estraneo, ma anche di ciò che è proprio e interiore, e, in virtù di ciò, ancora più inaccettabile.

Quando il sole viene inghiottito nel nulla, quando il sonno rallenta i ritmi del quotidiano, quando il buio elimina i contorni definiti e fa precipitare nell’incertezza, gli esseri umani, che si muovono alla ricerca di una verità solo anelabile, hanno, infatti, timore.
Timore del mistero dell’ignoto, della malia del sogno, di quanto, solo nell’invisibile, diventa percepibile.
Timore, soprattutto, della parte oscura che alberga in ciascuno: anche quando la si nega e la si imbriglia, essa scivola via e sfugge, ribelle, come una gatto nero che si muove con destrezza nella notte, indistinguibile nell’assenza di luce finché non apre gli occhi, lacerando le tenebre con due fiamme inquietanti che sembrano provenire da mondi sconosciuti e misteriosi. 
Invece, essi sono fiaccole da seguire, per trovare la strada, la propria strada.

Emma Fenu


mercoledì 20 agosto 2014

Per un nuovo piccolo Amico.


Per un nuovo piccolo Amico.

Ogni genio è un gran fanciullo, già per il suo guardare al mondo come a un che di estraneo. Chi nella vita non resta per qualche verso un fanciullo e diventa invece un uomo serio, sobrio, posato e ragionevole, sarà certo un bravo e utile cittadino di questo mondo, ma un genio non sarà mai”.
Arthur Shopenhauer


Caro Bambino,
ti chiamerò così, in modo impersonale, ma già il nome, dopo il suono del quale sorriderai, si sussurra piano, come un pezzo di cioccolato al latte che si scioglie in bocca, lasciando nell’attesa di un altro quadrato, staccato dalla barretta semiaperta, nuda dalla carta argentea.
Mentre sferruzzavo, solerte, la copertina per te, immaginavo una favola che cullasse i tuoi sonni, un susseguirsi di allegri giochi ambientati in un bosco senza tempo e luogo, dove un capriolo, un fungo ed una farfalla sono compagni di fantastiche avventure. Il racconto non prevede un mio finale, spetterà a te sognarlo, ogni volta differente.
Siamo legati, Bambino, non da sigle di dna, da tipologie ematiche, da lineamenti che palesano, nel volto, un’appartenenza sancita dalla scienza. 
Ci uniscono, invece, ricordi, lassi di vita, 22 anni di una Storia che, ora, diventa anche la tua.
Fra pochi mesi arriverai, un fagottino profumato d’ignoto, e la tua voce di cucciolo si unirà, come in una melodia, alle lentiggini e alla bocca da baci di tua madre, alle lacrime che sgorgano dagli occhi di tuo padre, quando non si contiene nell’impeto della risata, ai fuochi d'artificio che salutano il capodanno, guardati, un po' brilli, su un terrazzo, alla mia sedia sempre troppo vicina al fuoco del camino, alla sabbia bianca sulle membra abbronzate, alle tavolate imbandite di cibo e condite di complicità.

Che cosa fanno i bambini tutto il giorno? Fabbricano ricordi”.
Dino Risi

Quando farò ritorno nella mia città natale, “casa” della memoria; quando mi siederò sul divano dei tuoi genitori, in pieno inverno, allungando le gambe in avanti e cercando una coperta con cui scaldarmi, mentre gli altri si muoveranno, accaldati, indossando tenute semiestive; quando rideremo chiassosamente per barzellette, tutte frammentate da espressioni dialettali; quando ricorderemo gli anni della scuola, guardando con un misto di nostalgia ed estraneità vecchie foto; quando per non piangere rideremo ancora e lo stesso, come abbiamo imparato a fare, impavidi; quando penseremo che sarebbe bello se il tempo potesse fermarsi in quell’istante perfetto, in cui noi, se pur sparsi per il mondo, così diversi da ciò che eravamo, ci riconosciamo sempre in un abbraccio…quando tutto questo avverrà di nuovo, stavolta ci sarai anche Tu.
E tutto sarà uguale e nuovo al contempo: ti doneremo amore, ti cingeremo nelle nostre braccia, cercando nei tuoi occhi i fanciulli che siamo stati e che, in fondo, siamo oggi e per sempre, e attenderemo che tu ci insegni a riscoprire il mondo con incantato stupore e magica meraviglia.

I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato”.
Keith Haring

Ti aspettiamo, Bambino. Ti immaginiamo, ma sono certa che saprai sorprenderci. Non vediamo l’ora di aggiungere un posto speciale nella casa in cui abita il nostro cuore, in un crocevia attraversato da mille vite, solo per te.

Con amore,
zia Emma













giovedì 7 agosto 2014

Il Mare è Vita. Un percorso fra mito e simbologia.

Il Mare è Vita. Un percorso fra mito e simbologia.

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”.

Genesi, 1, 1-2


Fin dalle prime pagine dei manuali di Storia della Filosofia, ci troviamo alle prese con l’acqua
La stessa acqua del liquido amniotico, che ci ha nutrito; dei riti di iniziazione (sacramento del Battesimo incluso), che ci ha fatto rinascere nello spirito, purificati; del mare sconfinato, in cui ci siamo sentiti liberi; della celebre teoria di Darwin sull’origine della vita, apprese fin dall’adolescenza; delle cascate maestose, davanti alle quali abbiamo avvertito il sublime della natura e la piccolezza della nostra contingenza.
I filosofi greci individuarono, infatti, proprio nell'acqua, uno degli arché o radici del cosmo, ossia un principio primordiale da cui tutto trae vita e a cui tutto ritorna. Aristotele la pose fra la terra e l’aria, agli antipodi del fuoco.

E quando sei su certe onde, montagne di acqua, vere montagne, non ti importa di nulla. […] E c'è un'armonia perfetta, in quei secondi che sei lì in equilibrio fra il mare e il cielo, quasi fermo mentre scivoli velocissimo tra l'acqua e l'aria, e il fragore”.
Gianrico Carofiglio, Il silenzio dell’onda.

Di circa il 70% di acqua siamo composti anche noi, esseri umani. 
L’acqua, dunque, è vita.
Ma non è solo una deduzione che si deve alla scienza, è un sapere ancestrale, che affonda le sue radici nel mito, quando la speculazione filosofica e fisico-matematica cede il posto al mistero irrisolvibile, a tutto ciò che accadde in un “prima” pangeico di cui non si ha memoria certa, ma intima percezione.
Fra i molteplici miti cosmogonici, uno dei più rinomati è quello, di matrice omerica, che collega l'Oceano, inteso come divinità, alla nascita dell'universo:

Vado a vedere i confini delle terra feconda,
l'Oceano, principio degli Dei, e la madre Teti".
Omero, Iliade, XIV

Aggiungiamo sale, moti ondosi, creature quasi immobili, guizzanti o volteggianti, vegetazione incantevole…e l’acqua diventa mare
Negli abissi della mia fantasia, ad onor del vero, c’è anche uno scrigno segreto, che racchiude un’antica pergamena, una mappa nella quale si indica la posizione di Atlantide. Bisogna trovare la chiave per dischiuderlo.

Il mare si racconta, ma soprattutto, narra di noi, dei nostri segreti, di quanto non sveliamo neppure a noi stessi.
E’ ricco di insidie: le Sirene, appostate fra Scilla e Cariddi, seducono con un canto melodioso, ma per condurre al temuto luogo del non ritorno. In questi frangenti, il mare è emblema dell’inconscio, di ascendenza freudiana, ossia simbolo di morte, in quanto rappresenta la voragine primordiale, insidiata da mostri, che inghiotte, impietosa, il sole al tramonto. Una morte che prelude, però ad una rinascita.

Appressati, Puck. Tu certo ben ricordi quando dalla cima d'un alto scoglio udii una sirena assisa sul dorso di un delfino la quale effondeva nell'aria tanto soavi ed armoniosi accenti che il rude mare s'ingentilì al suo canto, e alcune stelle, impazzite fuori balzaron dalle sfere per ascoltare la melodia dell'equorea fanciulla marina”.
Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate.

Perché, in verità, il mare è ventre materno, che ci protegge e ci tiene lontani da terre sconosciute, ma che ci partorisce una seconda volta, recidendo atavici cordoni ombelicali, per immetterci, oltre il mito dell’infanzia, nella Vita, ossia in un oceano incognito e burrascoso che va solcato, in un viaggio, tutto personale, fra acque e continenti. A volte si precipita negli abissi, ma poi si riemerge, vittoriosi, alla superficie, con i polmoni affamati d’aria e l’anima sazia di avventura.

Il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo sanno ascoltare”.
Giovanni Verga, I Malavoglia.

Emma Fenu
edito in Nordic Lifestyle Magazine

Foto by Carme Mura

mercoledì 6 agosto 2014

La Notte di San Lorenzo. Desideri e Ricordi.


La notte di San Lorenzo.
Desideri e ricordi.


San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
[…]
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
”.
Giovanni Pascoli, X Agosto.


ABAB. Rime alternate.
Sei quartine di decasillabi e novenari.
Assonanza, anafora, metonimia, iperbato, cesura, rima interna, enjambement.
Il cielo sconfinato che piange lacrime ardenti per l’omicidio di un padre, che spira, mormorando “perdono”, nell’atto struggente di porgere verso l’infinito due bambole, prese in dono per le sue bimbe.
L’arcano reiterarsi del male nella Storia.
Primo banco, a sinistra, ultimo anno di Liceo Classico.
Un lontano Luglio, umido e afoso.
Gli evidenziatori che tracciavano linee sul libro di Letteratura Italiana, durante le notti trascorse in attesa degli orali per l’esame di maturità.
Ecco quali ricordi mi sovvengono, nell’immediato, al termine del mio pronunciare o dell’udire, da altrui voce: “San Lorenzo”.




Ma, dopo qualche minuto, le reminiscenze diventano più dolci.
Il cielo non stilla più gocce di dolore, ma illumina il percorso, cosparso di sogni, di un gruppo di adolescenti, seduti in spiaggia, su teli da mare colorati, durante la notte del 10 Agosto. Tutti con i jeans corti e sfilacciati, vittime delle nostre forbici impietose, con le gambe nude, cosparse di “autan”, e con lo sguardo rivolto all’insù, nella bramosia di affidare ad una stella cadente il segreto di un avvenire tutto da compiere.
E poi il mento torna giù, il mero spazio di un istante, per scrutare il ragazzo dai riccioli mori.
Ma Lui si gira, le traiettorie degli sguardi s’incontrano e l’imbarazzo torce nuovamente il collo verso il manto, intessuto di stelle, della dea Iside, colei che, secondo la sacra verità, affidata al mito, può vincere la Fortuna e il Destino, regalando l’esaudirsi di un desiderio a chi le si affida.

Tu […] fatorum etiam inextricabiliter contorta retractas licia, et Fortunae tempestates mitigas, et stellarum noxios meatus cohibes”.
Tu […] sciolga i contorti e intricati fili del destino, mitighi le tempeste della Fortuna e corregga il corso funesto degli astri”.
Ovidio, Le Metamorfosi.



Emma Fenu

martedì 5 agosto 2014

Circumnavigazioni: alla scoperta di nuovi lidi.




Gli ultimi mesi per me sono stati un viaggio su doppio binario: andare in avanti, verso il futuro, e, al contempo, indietro, a ritroso verso il passato. Un paradosso che farebbe aggrottare le sopracciglia perfino a Zenone di Elea, il celebre filosofo che condannò Achille a non raggiungere la tartaruga.

Eccomi, alle prese con un futuro, nelle terre del mio caro Nord, scandito da obiettivi a breve scadenza, come lo yogurt, e da progetti da far lievitare con calma, protetti in un luogo caldo, avvolti nell’abbraccio di una copertina da neonato, come la pasta per la pizza. 
Non mancano le sfide, da affrontare a testa alta e cuore impavido, e i sogni, quelle macchine motrici meravigliose, quegli ingranaggi di magiche rotelle che ti spingono avanti, perennemente alla ricerca, e che, mentre sei sulle tracce di qualcosa, ti fanno inciampare in qualcos’altro, che è ancora meglio di quanto tu stesso avessi pensato per te.

E il passato
E’ un turbinio di immagini ed atmosfere vintage, nella struggente nostalgia di epoche mai vissute, a meno di non scomodare la teoria platonica della metempsicosi (o trasmigrazione delle anime), che renderebbe tutto molto più chiaro. 
Ma, soprattutto, è memoria dell’infanzia, della dolcezza dei volti amati, della terra natia, fatta di nuraghi, di case di janas, di scogliere maestose, di spiagge immacolate e…di mare.
All’estero, in qualunque nazione lontana abbia vissuto negli ultimi anni, mi sono sentita “a casa”, perché, di questa adorabile parola, ho capito il significato più profondo dell’accezione. 
Ma, paradossalmente, di nuovo chiedo venia a Zenone, ho avvertito violentemente il mio senso d’identità, il mio essere sarda, isolana, circondata di distese di acqua salata, mossa da vento impetuoso, ruvida come le rocce granitiche, combattiva come Eleonora d’Arborea e propensa a mettere sempre le mani in pasta, nella vita, come le mie ave che le immergevano, nottetempo, nel pane ancora crudo, affinché divenisse pronto per il forno.

Si tratta, in realtà, di un viaggio con itinerario circolare, come quelli prima teorizzati e poi compiuti, con la bramosia di conoscere, in tempi tanto lontani, quando, inconsapevoli della sfericità terreste, si credeva di precipitare nel nulla, se si varcavano i confini del Mare Nostrum
Invece, procedendo in avanti, con il vento in poppa, si torna, ciclicamente a casa, e, se si vogliono trovare le Indie, e lo si fa senza risparmiarsi in coraggio e determinazione, si scopre l’America, la nostra “America”.

Buona navigazione.

Emma Fenu
tratto da 


venerdì 1 agosto 2014

Emma's Words and Wool Creations.


Da tempo accarezzavo l'idea.
Tutto è soggetto ad evoluzione, ed è giunta l'ora in cui, a cingersi di nuovi panni, sia il primo mio blog.



"Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti".
Pablo Neruda

L'ho ribadito più volte, io sono una Donna di mente, cuore e membra. 
Pensieri, letture, riflessioni, analisi, viaggi e simboli che danzano nella mia mente, segnando, con il ritmo dei loro passi, perfino i battiti del mio cuore, mentre i piedi percorrono gli itinerari della vita e le mani danno vita a creazioni dal carattere vintage.
Fili infiniti di legami passionali e di lana variopinta, gomitoli e matasse da dipanare o da avvolgere attorno a un fuso in cui culminano, come nella penna di Jane Austen, ragione e sentimento

"Essendo venuto il momento della vecchia fata, essa disse tentennando il capo più per la bizza che per ragion degli anni, che la Principessa si sarebbe bucata la mano con un fuso e che ne sarebbe morta! Questo orribile regalo fece venire i brividi a tutte le persone della corte, e non ci fu uno solo che non piangesse.
A questo punto, la giovane fata uscì di dietro la portiera e disse forte queste parole:
"Rassicuratevi, o Re e Regina; la vostra figlia non morirà: è vero che io non ho abbastanza potere per disfare tutto l'incantesimo che ha fatto la mia sorella maggiore: la Principessa si bucherà la mano con un fuso, ma invece di morire, s'addormenterà soltanto in un profondo sonno, che durerà cento anni, in capo ai quali il figlio di un Re la verrà a svegliare
".
Charles Perrault, La Bella Addormentata

Tuttavia ho cura di lasciare scoperta la punta del fuso, affinché, contrariamente alla celebre principessa assopita nel bosco, vittima di una crudele maledizione, la goccia di sangue che stilla sul dito, a seguito del contatto, ci desti, alle prime rosee luci dell'alba o nel cuore di una notte senza luna, per cercare la nostra, parziale, fetta di verità, accompagnata da un sorso di tea alla vaniglia. 
Il titolo del blog, dunque, non è più "Emma's Wool Creations", ma "Emma's Words and Creations".
Del resto, per svelarsi ci vuole coraggio, e, per conoscere ciò che si nasconde, come un'ombra dietro la tela di Penelope, è richiesta audacia e gusto della scoperta.

Grazie a tutti per avermi attesa. 

"Se tardi a trovarmi, insisti, se non ci sono in un posto, cerca in un altro, perché io son fermo da qualche parte ad aspettare te".
Walt Whitman

Emma





martedì 29 luglio 2014

Sulla vetta della Montagna.


Quando sei sulla vetta della montagna, respira l’aria intrisa di libertà e ammira il panorama agognato. 

Abbi, però, memoria e nostalgia della scalata, della stanchezza delle membra, dei rivoli di sangue sulla pelle nuda. 

Sii consapevole di aver dimostrato a te stesso di avere una forza che neppure immaginavi e di aver compiuto un’ardua impresa da solo. 

Non dimenticare, però, le mani che ti hanno impedito di scivolare e quelle che, invece, ti hanno trattenuto o addirittura spinto a ritroso. Le prime dovrai tenerle strette, per sempre, le seconde lasciale andare, si aggrappano ai massi di altre montagne, spazi che non vorrai mai ti appartengano.

Quando sei sulla vetta della montagna, preparati a scendere, tenendoti in equilibrio o ruzzolando nel precipizio, perché nuove scalate ti attendono, sempre più ripide. Guardati intorno con somma attenzione, anche quando la nebbia, inclemente, ti avvolgerà: vecchie e nuove mani si tenderanno verso di te.

Non confidare in scorciatoie o nell’altrui traino, dovrai fare il percorso, ancora una volta, mettendo alla prova te stesso. Sii felice del viaggio e, anche quando calerà l’oscurità della notte, sappi ammirare le stelle.

Quando sei sulla vetta della montagna, vuol dire che hai imparato che ci sarà una prossima vetta.

Emma Fenu


martedì 22 luglio 2014

La vita è un viaggio. Simbologie ed introspezioni.


"Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi.
[…]
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sé stesso”.
Pablo Neruda

I viaggi. Li amo perdutamente.
Adoro inciampare goffamente su cumuli di vestiti, scarpe, libri e prodotti per l’igiene personale, nella frenesia di preparare una valigia. 
Eccomi: sono l’apprendista stregone di disneyana memoria che, come un direttore d’orchestra, governo con maestria la danza di oggetti e idee che fluttuano, a ritmo sempre crescente, dirigendosi, da soli, verso i giusti scomparti.
La mia disposizione d’animo muta sensibilmente, come è vi sarà facile comprendere, se la partenza imminente mi deve condurre ad una agognata e spensierata vacanza o ad un trasferimento, destinato, quest’ultimo, a protrarsi per qualche anno o per un lasso temporale che non ho cognizione precisa di quanto sarà lungo.
In quest’ultimo frangente il mio cuore accelera e salta i battiti, in preda all’entusiasmo, alla nostalgia, all’ardore veemente della sfida e al brivido, aguzzo come un coltello, della paura di intraprendere percorsi non ancora battuti e di planare su cieli non ancora solcati.

Il coraggio è il complemento della paura. Un uomo che è senza paura non può essere coraggioso. (Ed è anche uno sciocco)”.
Robert Anson Heinlein


Eppure non è di tale tipologia di viaggi di cui vi voglio narrare. 
Ma di altri, di quelli straordinari che si svolgono nell’arco di pochi millimetri spaziali e di infinite distanze temporali
Mi riferisco ai sentieri che si intraprendono, tramite righe vergate d’inchiostro, sulla carta; ai voli che si fanno in completo silenzio, ammirando l’orizzonte nell’istante in cui mare e cielo generano un’osmosi sublime; alle partenze a ritroso nella memoria, scorribande affannose nel cuore della notte, quando, con un amico, ci si perde nei ricordi, entrambi privi di bussole e mappe; ai percorsi interiori che, precipitando come Alice nel pozzo, ci conducono sempre più in giù, alla ricerca e alla scoperta di ciò che in valigia abbiamo da sempre, talvolta dimenticato e nascosto.


Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.
Marcel Proust


Il viaggio è una filosofia di vita, un approccio al mondo, un canale privilegiato per conoscere sé stessi ed entrare in empatia con gli altri. Non è mero movimento di membra e rombo di motori, si tratta di eccelsa metamorfosi, spietata rivoluzione e vigorosa rinascita.
“Partire è un po’ morire”: è il titolo di una poesia composta da Edmond Haracourt, ma l’espressione è entrata a far parte del comune parlare, come i proverbi ripetuti, con solennità, dai nonni, le celeberrime citazioni tratte dai film in bianco e nero, le note di Michelle dei Beatles. 
Ed è vero, viaggiare è seppellire la monotonia, ampliare i confini della propria mente e della propria coscienza, perforare il bozzolo di crisalide per spiegare le ali da farfalla. 
Coraggio, preparate la valigia, scegliete di portare con voi chi e ciò che vi sarà utile... il resto è solo una zavorra.

Bisogna chiudere i cicli. Non per orgoglio, per incapacità o superbia. Semplicemente perché quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei”.
Paulo Coelho

Emma Fenu
pubblicato presso Nordic Lifestyle Magazine

venerdì 27 giugno 2014

Le meravigliose creature di Kay Bojesen.


Preparatevi, tramite la lettura del seguente articolo, ad immergervi in un mondo magico, popolato da creature sorridenti, realizzate in legno e con una linea estremamente essenziale e pulita, eppure talmente “vive” da stimolare l’immaginazione e catalizzare l’attenzione di grandi e piccini. 

E’ il mondo di Kay Bojesen, uno stimato artista che nacque a Copenhagen nel 1886. E’ stato fra i principali fondatori della galleria "Den Permanente", in cui sono esposte le migliori produzioni del design nazionale, e membro sia della “Associazione Nazionale di Arti e Mestieri danesi”, sia del “Comitato Nazionale del OEMP” (Organizzazione mondiale per la educazione della prima infanzia).
La sua storia si snoda dagli inizi dello scorso secolo: divenuto abile argentiere, dopo aver completato il suo apprendistato presso Georg Jensen, nel 1922 iniziò, per pura passione, a progettare giocattoli in legno, dotati di arti mobili. 
Negli anni che seguirono, Kay Bojesen decise di dedicarsi completamente alla lavorazione del legno, in particolare di quercia, di teak e di noce. 
Le sue creazioni più celebri ed apprezzate ritraggono animali, immediatamente identificabili per le loro forme morbide e tondeggianti. 
Non si tratta, dunque, di mere repliche di specie esistenti in natura, ma di artistiche interpretazioni che attingono al mondo fatato dell’infanzia e prendono vita propria, attraverso una sapiente osmosi di design, ironia e allegria
Bojesen morì nel 1958, all'età di 72 anni. Nel 1990, l’azienda Rosendahl ne acquistò i diritti per la riproduzione dei giocattoli, replicando, tutt’oggi, i progetti originali del grande designer.
Le sue creature si trovano praticamente in tutte le case danesi, destinate ad abbellire non solo le stanze dei bambini, ma inserite, con ottimo gusto, in librerie e pareti attrezzate, dove uccellini, pappagalli di mare, scimmie, orsi, ippopotami, bassotti e conigli fanno capolino. 
Se alla scimmia spetta la palma della più famosa, in quanto è stata esposta al “Victoria and Albert Museum” di Londra, l'ippopotamo è l'unico a vantare anche un’utilità pratica, come portamatite, mentre gli uccellini, i deliziosi songbirds, sono disponibili anche in varie briose nuances.

Emma Fenu

tratto da






martedì 24 giugno 2014

Oltre il Tempo. Ricordo e Sogno.


fotografia by Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto

Tenevo stretta tra le mani una scatola di latta consunta, nei toni del rosa e dell’avorio, contenente foto ingiallite, lettere vergate a mano, in cui si susseguono le linee sinuose della calligrafia di un giovane uomo, innamorato e avvezzo all’uso dell’inchiostro e del calamaio, e cartoline recanti immagini finemente miniate.
La storia di una donna, scandita dai suoi innocenti segreti e dalle sue vibranti emozioni, il tutto racchiuso in pochi centimetri, che torna a rivivere, una volta sollevato il coperchio della memoria, infrangendo le contingenti barriere del tempo.



Ho chiuso gli occhi e ho immaginato. Ho visto e percepito.

Una sera dolce, d'inizio estate, quando la calura non opprime, quando la brezza accarezza la pelle, come l'alito di un angelo. 
Un faro, poco distante, che domina l'orizzonte, stagliandosi maestoso su un cielo percorso da poche nubi e scaldato dai toni accesi e fiabeschi del tramonto.
Il rumore, ritmico e melodioso, delle onde che si infrangono sulle scogliere e avvolgono la rena di una baia immacolata. 
Per udirlo basta tacere, un attimo soltanto, o accostare una conchiglia all'orecchio.
Un profumo di futuro, di speranza e di memoria
Un aroma meraviglioso, che si origina dall'osmosi fra il legno, liso dalla salsedine; la cera delle candele racchiuse, con la loro anima di fuoco vibrante, dentro antiche lanterne; la carta consunta di libri centenari; la iuta e il pizzo, freschi di sapone di marsiglia.
L'incedere, a piedi scalzi, di una fanciulla e di un ragazzo che si tengono per mano, costeggiando la spiaggia. Le orme dietro di loro come la scia di un amore intenso e indomabile. I loro sguardi che si incontrano e tessono ricordi. Le loro labbra, vermiglie per l'ardore dei baci, simili a frutti che sanno di sale marino e di dolci, la cui ricetta si tramanda come un sacro sapere, impastati con le mandorle e guarniti di miele.
Lei indossa un abito in stoffa leggera, che si anima in immagini di creature fantastiche grazie al giocare del vento, e, sulle spalle, uno scialle traforato, in lana sottile, appena ingiallita, prezioso dono della propria nonna.
E ora, sognate pure, nel leggere le mie parole e nell’osservare le immagini che seguono. Ma, subito dopo, chiudete gli occhi, anche voi.

fotografia by Carme Mura

"Il mare spesso parla con parole lontane, 
dice cose che nessuno sa. 
Soltanto quelli che conoscono l'amore possono apprendere la lezione dalle onde, 
che hanno il movimento del cuore".
Romano Battaglia

Emma Fenu


martedì 27 maggio 2014

Pensieri e parole in Valigia.




Non ho deposto i ferri a favore della penna.

Mi premeva rassicuravi, immaginandovi insonni e sole, in lunghe notti dominate dal tarlo del dubbio.
Mentre i miei pensieri e le mie idee corrono e si rincorrono, infatti, le mie mani continuano a muoversi, sia per digitare lettere sulla tastiera del portatile, che prenderanno vita in recensioni letterarie, racconti, saggi, articoli e analisi testuali, sia per dipingere un baule in legno, sia per confezionare un capo in lana o in cotone


Non c'è soluzione di continuità, in primis perché, grazie alle due X in sequenza dei miei cromosomi, posso svolgere più attività in contemporanea: ossia leggere, scrivere, sferruzzare, registrare messaggi vocali su whatsapp, destinati ad un'amica, programmare nel minimo dettaglio il prossimo week end (e i prossimi dieci anni, se sono in vena) con mio marito, sgranocchiare patatine.
In secondo luogo, poiché, lo sapete, sono una donna di cuore, mente e mani, e ogni mia creazione è una storia che prende vita, concepita e generata per raccontarsi, o attraverso parole vergate ed immagini evocate o attraverso colori intrecciati e sensazioni tattili.

Se volete addentrarvi nella fucina dove vengono forgiati capi e accessori in lana e cotone, vi invito ad essere curiosi e temerari e a leggere un mio blog, contenuto all'interno del sito Libreriamo. Non scrivo in merito alle mie creazioni handmade, ma vi narro ciò che accade prima e dopo e durante la loro realizzazione, perché, nella mia valigia ricolma di progetti, sogni e libri, c'è sempre spazio per un paio di gomitoli



martedì 22 aprile 2014

Legoland. Parco di divertimenti a Billund, in Danimarca.

Legoland, la fantasia è un gioco da Bambini.

"Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti". 
Gilbert Keith Chesterton



Fondato a Billund, cittadina danese al centro della penisola dello Jutland, nel 1968, il parco di Legoland attrae, ancora oggi, copiosi flussi di visitatori.
Lo scorso week end di Pasqua è stato, finalmente, il nostro turno! 
Ho preparato una valigia per due in venti minuti scarsi, cercando di stipare, in uno spazio ridotto, i capi di vestiario necessari per i repentini cambiamenti climatici propri della primavera in terra danese, dove sole, pioggia e vento si alternano in un minuetto di colori e temperature.
Ed eccoci pronti, provvisti di sorriso, per raggiungere, in treno, il comune di Vejle e, da qui, il pullman che conduce direttamente all'interno di Legoland, presso l'omonimo hotel.


In quel tratto di strada, una mezz'ora abbondante che separa dalla meta, l'avventura è già iniziata
Lo spettacolo che si offre al passeggero è un trionfo incantevole di vichinga e nostalgica fierezza, un luogo senza tempo in cui si incontrano verdi distese; casette rurali, bianche e nere o dipinte nei colori più accesi, dai tetti spioventi in paglia; trattori che solcano la terra che si dischiude per accogliere la vita; attrezzi agricoli, in legno, esposti come ricordo ed elogio di epoche passate; pale da mulino che ruotano con allegra frenesia; carriole che oggi, dopo aver servito mani di donne e uomini solcate dalla fatica, sono vezzosi arredi ricolmi di fiori; panni candidi, svolazzanti come barche sui flutti, stesi su corde tese fra alberi secolari.



E, terminato il percorso in pullman, ci si immette con stupore, nella favola dell'infanzia.
Non importa l'età anagrafica, a Legoland siamo tutti bambini
Non vi narrerò nel dettaglio le attrattive del parco, se pur belle e numerose, tenterò, invece, di farvi respirare, gustare e percepire, solo per un attimo, pari ad un palpito d'ali di farfalla o ad un soffio di brezza mattutina, l'atmosfera che vi vive, intensamente, un adulto (o presunto tale!). 

"Il bambino è padre dell'uomo".
William Wordsworth



E' un mondo tutto di mattoncini (perfino le patatine fritte hanno la medesima foggia!), dove prendono vita cavalieri indomiti, serrati nelle loro armature; castelli medievali; draghi fantastici; principesse coraggiose; scenari da film Far West; meraviglie sommerse sotto il mare, dove Atlantide torna a risplendere; galeoni e lotte fra pirati, danzanti, fra luccicanti bottini, con il broccale di birra in mano; giostre da carillon; montagne russe che fanno sobbalzare il cuore; riproduzioni spettacolari di città in miniatura; case di fantasmi e innevate tane di orsi polari.
Ma non è tutto...questo è quanto si percepisce con gli occhi, ma tutti i sensi sono coinvolti e sollecitati da musiche, ruggiti, barriti, nitriti, boati, risate da brivido; da spruzzi di acqua che ti investono lungo le discese in canoa; dall'aroma di zucchero filato, popcorn e wafel; dall'effetto così familiare che provoca toccare i mitici mattoncini, compagni dei nostri giochi infantili, impilarli e costruire cosa vorremo essere e, in fondo, siamo.

"Noi siamo l'enigma che nessuno decifra. Siamo la favola racchiusa nella propria immagine. Siamo ciò che continua ad andare avanti senza arrivare mai a capire".
Jostein Gaarder


Perché, sappiatelo fin d'ora: anche se avete passato i 10 anni da un pezzo, e siete adolescenti, giunti in gruppo e tintinnanti di piercing, coppie in viaggio romantico, genitori, zii, nonni...non importa. Vi ritroverete a costruire un progetto, impegnati e assorti, cercando con cura il pezzo mancante e, rovistando, con il braccio immerso fino al gomito, seduti goffamente, ma felici, sui bordi di una vasca colma di lego, con accanto una testina bionda di quattro anni. 

"Un bambino può insegnare sempre tre cose a un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa, e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera".
Paulo Coelho

















Postilla:

Test.
Due adulti a Legoland, un uomo e una donna.
15 minuti e una vasca di mattoncini lego.
L'uomo cerca i mattoncini nei colori più tetri, poi tenta di creare un marchingegno che necessita, per essere terminato, di 15 ore, non minuti, si rende conto di non disporre dei pezzi necessari e si ritrova in mano qualcosa di inutile.
La donna sceglie i colori più carini, con i mattoncini a disposizione e con le metrature disponibili, costruisce una casa, coltiva in fiore e adotta un cane.

Genetica...Meditate gente!